Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

INTRODUZIONE

In molte delle società odierne, il Corano viene considerato in maniera assai diversa da quello che è il vero scopo della rivelazione. Nel mondo Islamico, in generale, pochissime persone conoscono i contenuti del Corano.
Alcuni Mussulmani spesso appendono il Corano sui muri delle loro case con una copertura decorativa, e le persone anziane lo leggono ogni tanto. Essi pensano che il Corano protegga coloro che lo leggono dalla “sventura e dai guai”. Secondo questa superstizione, il Corano viene considerato una sorta di amuleto contro le disgrazie.
I versetti Coranici, però, ci fanno sapere che lo scopo della rivelazione è del tutto diverso da quanto su menzionato.
Ad esempio, nel 52° versetto della Surah Ibrahim, Allah afferma: “Questo è un messaggio per gli uomini, affinché siano avvertiti perché sappiano che Egli è il Dio Unico e perché i dotati di intelletto rammentino.”
In molti altri versetti, Allah sottolinea che uno degli scopi più cruciali della rivelazione del Corano è quello di invitare le persone a riflettere.
Nel Corano, Allah invita la gente a non accettare ciecamente le credenze ed i valori che la società impone su di essi, ma di ragionare mettendo da parte tutti i pregiudizi, i tabù e le costrizioni sulle loro menti.
L’uomo deve riflettere su come è venuto al mondo, qual è lo scopo della sua vita, il perché morirà e cosa lo aspetta dopo la morte. Si deve chiedere come lui stesso e l’intero universo abbiano avuto origine e come essi continuano ad esistere. E mentre fa questo, si deve liberare di tutte le coercizioni e pregiudizi.
Una persona, con l’aiuto del pensiero, mentre isola la sua coscienza da tutte le obbligazioni ideologiche, sociali e psicologiche, dovrebbe infine arrivare a percepire che l’intero universo, incluso lui stesso, è stato creato da un potere superiore. Ed anche quando esamina il suo corpo, o qualsiasi altra cosa nella natura, vedrà l’imponente armonia, progettazione e saggezza all’opera, insite nella sua concezione.
E di nuovo, a questo punto, il Corano guida l’uomo. Nel Corano Allah ci porta a quello su cui dovremmo riflettere ed indagare. Con i metodi di riflessione disponibili nel Corano, chi ha fede in Allah si renderà meglio conto della Sua perfezione, della eterna saggezza, conoscenza e potere nella Sua creazione. Quando un credente comincia a pensare nel modo suggerito dal Corano, si rende subito conto che l’intero universo è un segno del potere e dell’arte di Allah, e che “la natura è un opera d’arte, ma non l’artista stesso”. Ogni opera d’arte dimostra l’eccezionale perizia dell’autore, e ne trasmette i suoi messaggi.
Nel Corano, le persone sono chiamate a contemplare i numerosi eventi ed oggetti che chiaramente testimoniano l’esistenza e la unicità di Allah e delle Sue qualità. Nel Corano tutte queste entità che recano testimonianza sono definite come “segni”, cioè “prove inconfutabili, conoscenza assoluta ed espressione della verità”. E pertanto i segni di Allah includono tutti gli esseri nell’universo che fanno comprendere e comunicano l’essere e le qualità di Allah. Quelli che sanno osservare e ricordare, vedranno che l’intero universo è composto unicamente da segni di Allah.
Questa infatti è la responsabilità del genere umano; essere capaci di distinguere i segni di Allah … per riuscire così a conoscere il Creatore che ci ha creato e tutte le altre cose, per portarci più vicini a Lui, e per farci scoprire il significato della nostra esistenza in vita, permettendoci così di prosperare.
Ogni cosa, il respirare, gli sviluppi politici e sociali, l’armonia cosmica nell’universo, l’atomo, che è uno dei componenti più piccoli della materia, ognuno di questi è un segno di Allah, e tutti operano sotto il Suo controllo e conoscenza, osservando le Sue leggi. Riconoscere e capire i segni di Allah richiede uno impegno personale. Ognuno riconoscerà e capirà i segni di Allah secondo la sua personale saggezza e coscienza.
Non c’è dubbio a questo punto che il Corano è la guida dell’uomo, come per tutto il resto. Come inizio, si possono indagare certi punti messi in rilievo nel Corano, allo scopo di acquisire una mentalità atta alla percezione dell’intero universo come la formulazione delle cose che Allah ha creato.
Questo libro è stato scritto per attirare l’attenzione su alcuni dei soggetti nel Corano, su cui ci è stato consigliato di riflettere. I segni di Allah nella natura sono sottolineati nella Surat an-Nahl:
Egli è Colui che ha fatto scendere l'acqua dal cielo, che diventa bevanda per voi e che fa crescere l’erba per i pascoli delle vostre greggi. Per mezzo Suo ha fatto crescere i cereali e l'olivo, le palme e le vigne e frutti di ogni genere. In verità in ciò vi è un segno per gente che sa riflettere. Vi ha messo a disposizione la notte e il giorno, ed il sole, la luna e le stelle tutte sottomesse al Suo ordine. In verità in ciò vi sono segni per gente che usa il suo intelletto. Ed ha creato per voi sulla terra tutte le cose, di diversi colori. In verità in ciò vi è un segno per gente che ricorda . Egli è Colui che vi ha messo a disposizione il mare affinché possiate mangiare pesce freschissimo e trarne gioielli con i quali vi adornate. E vedete le navi scivolarvi sopra sciabordando per condurvi alla ricerca della Sua grazia, affinché Gli siate forse riconoscenti. Ha infisso sulla terra le montagne, affinché non oscilli sotto di voi ed [ha disposto] fiumi e sentieri affinché non vi smarriate. E [ha stabilito] punti di riferimento: le stelle che vi fanno da guida. Colui che crea è forse uguale a chi non crea affatto? Non riflettete dunque? (Surat an-Nahl: 10-17)
Nel Corano, Allah invita gli uomini con discernimento a riflettere sui punti che gli altri trascurano o senz'altro respingono usando termini come “evoluzione”, “coincidenza”, o “miracolo della natura”.
Nella creazione dei cieli e della terra, e nell’alternarsi della notte e del giorno, vi sono segni per coloro che hanno intelletto: quelli che ricordano Allah stando in piedi, seduti o distesi su un fianco e meditano sulla creazione dei cieli e della terra, dicendo: O Nostro Signore , Tu non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te! E preservaci dal castigo del Fuoco. (Surah Ali-‘Imran: 190-191)
Come si vede in questi versetti, le persone con discernimento vedono i segni di Allah e cercano di comprendere la Sua eterna conoscenza, il Suo potere e la Sua arte, con il ricordare tali segni e riflettendoci sopra, dato che la conoscenza di Allah non ha limiti, e la Sua creazione è senza difetti.
Per le persone con discernimento, tutto ciò che li circonda è un segno di tale creazione.
DISEGNO INTELLIGENTE, IN ALTRE PAROLE LA CREAZIONE
Per creare, Allah non ha bisogno di un disegno.
È importante comprendere appieno il significato della parola “disegno”. Che Allah abbia creato un disegno senza difetti non significa che prima Lui ha fatto un progetto e poi l’ha seguito. Allah, il Signore della Terra e dei cieli, non ha bisogno di alcun “disegno” per creare. Allah si eleva al di sopra di tutte queste carenze. La Sua progettazione e creazione hanno luogo nello stesso istante.
Quando Allah desidera che una cosa abbia origine, Gli basta solo dire, “Sia!”
Come ci dicono i versetti del Corano:
il Suo comando quando Egli desidera una cosa è solo dire ad essa, “Sia!” ed essa è.
(Surah Ya Sin: 82)
[Allah è] l’Artefice dei cieli e della Terra.
Quando Egli decide su qualcosa, Egli dice ad essa solo, “Sia!” ed essa è.
(Surat al Baqarah: 117)
 

PARTE I: I QUATTRO ANIMALI INDIVIDUATI NEL CORANO LA ZANZARA

Allah non esita a prendere ad esempio un zanzara o qualsiasi altra cosa anche più piccola. Coloro che credono sanno che si tratta della verità che proviene dal loro Signore. I miscredenti invece dicono: "Cosa vuol dire Allah con questo esempio?". Con esso ne allontana molti, e molti ne guida. Ma non allontana che gli iniqui
(Surat al-Baqarah: 26)
Nel Corano, come menzionato nelle pagine precedenti, Allah invita le persone ad indagare sulla natura e vedervi i “segni” lì contenuti. Tutti gli esseri nell’universo, in vita o senza vita, sono pieni di segni che rivelano che sono stati “fatti”, e dimostrano il potere, la conoscenza e l’arte del loro “Creatore”. L’uomo è chiamato ad identificare questi segni usando la sua saggezza, e a venerare Allah.
Vi sono anche alcuni esseri viventi a cui Allah si riferisce in modo particolare nel Corano. La zanzara è uno di questi animali, ed è menzionato nel 26° versetto della Surat al-Baqarah:
Allah non esita a prendere l’esempio di una zanzara o di un qualcosa ancora più piccola.
Quelli che credono, sanno che si tratta della verità che proviene dal loro Signore. Quelli che non credono invece dicono: “Cosa vuol dire Allah con questo esempio?” Con esso ne allontana molti, e molti ne guida. Ma Egli allontana solo gli iniqui.
Anche se considerato come un ordinario ed insignificante essere vivente, vale la pena di esaminare da vicino la zanzara, e rifletterci su, dato che porta i segni di Allah. Questa è la ragione che “Allah non esita a prendere l’esempio di una zanzara o di un qualcosa ancora più piccola”.
LA STRAORDINARIA AVVENTURA DELLA ZANZARA
La principale fonte di cibo per le zanzare maschi e femmine è il nettare.
Le femmine di alcune specie di zanzare allineano centinaia di uova come se fossero una zattera.
Ciò che in generale si sa sulle zanzare è che succhiano il sangue, di cui si nutrono. Questo però non è del tutto corretto, dato che non tutte le zanzare succhiano il sangue, solo le femmine. Ed inoltre lo fanno non per bisogno di cibo. Le zanzare, sia femmine che maschi, si nutrono di nettare dei fiori. L’unica ragione per cui le zanzare femmine, al contrario dei maschi, succhiano il sangue è perché hanno bisogno delle proteine che si trovano nel sangue per favorire la crescita delle loro uova. In altre parole, la zanzara femmina succhia il sangue solo per garantire la sopravvivenza della sua specie.
Il processo evolutivo della zanzara è uno dei suoi lati più sorprendenti ed ammirevoli. La breve storia della trasformazione di un essere vivente, da un’esile larva fino alla zanzara, attraverso molte e diverse fasi, è questa:
Le uova delle zanzare, che saranno nutrite con il sangue durante il loro sviluppo, sono deposte dalla zanzara femmina, in estate o in autunno, su delle foglie umide oppure in pozzanghere prosciugate. La mamma però ispeziona preliminarmente il terreno circostante usando i delicati recettori posti sotto il suo addome.
Quando trova il posto giusto, inizia a deporre le sue uova che, lunghe meno di un millimetro, sono disposte in fila o in gruppo oppure una ad una. Alcune specie di zanzare depongono le loro uova in una forma che viene tenuta insieme come una zattera. Alcuni di questi gruppi di uova ne contengono circa 300.
PINZE SPECIALI PER ACCOPPIARSI

Una zanzara maschio, matura abbastanza da accoppiarsi, usa le antenne, cioè i suoi organi dell’udito, per trovare la sua compagna.  Le antenne del  maschio hanno funzioni differenti da quelle della femmina.  All’estremità delle antenne hanno delle sottili piume che sono oltremodo sensibili ai suoni emessi dalle zanzare femmine.  Proprio a lato degli organi sessuali della zanzara maschio, vi sono delle appendici che l’aiutano ad agguantare la femmina in volo.  I maschi volano in gruppi così fitti che sembrano delle nuvole, e quando una femmina entra nel gruppo il maschio che riesce a ghermirla si accoppia con lei.  L’accoppiamento non dura molto a lungo e alla fine il maschio ritorna nel suo gruppo.  Da quel momento, la femmina ha bisogno di sangue per assicurare lo sviluppo delle sue uova.
Queste uova bianche, deposte meticolosamente, dopo un poco cominciano a scurirsi fino a diventare completamente nere in un paio di ore. Questo colore scuro fornisce una protezione alle larve, rendendole poco visibili ad altri insetti o ad uccelli predatori.
Zanzare durante la fase crisalide
Oltre alle uova, anche la pelle di alcune altre larve cambia di colore, mimetizzandosi con l’ambiente intorno a loro, e questo contribuisce alla loro protezione.
Le larve cambiano colore usando certi fattori conseguenti a dei processi chimici complessi. Senza dubbio, né le uova, né le larve e neanche la zanzara madre si rendono conto di questi processi che portano ai cambiamenti di colore durante i diversi stadi del loro sviluppo.
È fuori questione che questi esseri viventi abbiano creato da soli un tale sistema, oppure che questo sistema abbia avuto origine solo per una coincidenza. Le zanzare sono state create con questi sistemi sin dal primo momento in cui comparvero sulla terra.
L’USCITA DALL’UOVO
IL SISTEMA RESPIRATORIO
Il sistema respiratorio della larva si basa su di un sistema che, per mezzo di un tubo vuoto che viene spinto sopra la superficie dell’acqua, le permette di respirare mentre sta a testa in giù sott’acqua.  Una secrezione vischiosa impedisce all’acqua di penetrare nelle aperture del tubo attraverso il quale riesce a respirare.
Al termine del periodo di incubazione le larve iniziano ad uscire dalle uova quasi simultaneamente e, poiché si nutrono in continuazione, crescono rapidamente. In breve tempo però la pelle gli diventa troppo stretta, al punto da non permettere una loro ulteriore crescita. Questo è il momento per il primo cambio di pelle. In questa fase, la loro rigida e fragile pelle si rompe facilmente. Prima che il suo sviluppo sia completato, la larva cambia di pelle altre due volte.
COME LE ZANZARE PERCEPISCONO IL MONDO ESTERNO
Le zanzare possiedono dei recettori di calore incredibilmente sensibili. Percepiscono le cose che le stanno attorno come colori differenti, secondo il loro calore, come mostra l’immagine a fianco.  Dato che la loro percezione non dipende dalla luce, è molto facile per le zanzare individuare dei vasi sanguigni anche in una stanza all’oscuro.  I loro recettori di calore sono sensibili a un punto tale da accorgersi di variazioni di calore perfino di un millesimo di grado Celsius.
Il metodo usato dalle larve per nutrirsi è piuttosto sorprendente. Creano dei piccoli vortici nell’acqua usando due loro appendici, fatte di piume e a forma di ventaglio, che usano per far fluire verso la loro bocca batteri ed altri microrganismi lì esistenti. La respirazione delle larve, che giacciono in acqua a testa in giù, avviene tramite un tubicino simile allo “snorkel” usato dai sommozzatori. Una soluzione viscosa secreta dal loro corpo impedisce all’acqua di penetrare dentro l’apertura attraverso la quale respirano. In sintesi, quest’essere vivente sopravvive a mezzo di una interrelazione ed interazione di molti delicati equilibri. Se non avesse avuto un tubicino per respirare, non avrebbe potuto sopravvivere; se non avesse avuto la possibilità di secernere una soluzione viscosa, il tubicino si sarebbe riempito d’acqua. Se questi due sistemi si fossero formati in tempi differenti, l’animale sarebbe morto durante questa sua fase di crescita. E questa è la prova che la zanzara nasce con tutti i suoi sistemi intatti, e cioè che è stata creata così.
Le larve cambiano pelle ancora una volta. Quest’ultimo cambio è però differente dagli altri. In questo stadio le larve entrano nell’ultima fase del loro sviluppo, diventando “crisalidi” o “pupe”. Il bozzolo in cui risiedono diventa molto stretto, e questo è per loro il segnale che devono uscirne. Ma è difficile credere che la creatura che emerge è la conseguenza di due fasi evolutive dello stesso essere. Come si vede, questo processo di trasformazione è talmente complicato e delicato, che non si può certo pensare sia stato progettato o dalla larva stessa o dalla zanzara femmina sua madre …
Durante quest’ultima fase di trasformazione, l’animale rischia di rimanere soffocato, dato che le aperture attraverso cui respira, sopra il livello dell’acqua ed a mezzo di un tubicino aereo, si chiudono. Ma dal quel momento in poi, la respirazione non avviene più attraverso tali aperture, bensì a mezzo di due nuovi tubicini che d’un tratto emergono nella parte anteriore del loro corpo e che, proprio per permettere alla larva di respirare, si elevano fino alla superficie dell’acqua ancor prima del cambio di pelle. Ora la zanzara è matura, nel suo bozzolo. È pronta a volar via, con tutti i suoi organi e organelli, antenne, busto, piedi, torace, ali, addome, ed i suoi grandi occhi.
Il bozzolo si apre nella parte superiore. Ed a questo punto vi è il rischio che l’acqua penetri al suo interno. Ma la sezione del bozzolo che si sta staccando è ricoperta da uno speciale liquido viscoso che impedisce che la testa della zanzara venga a contatto con l’acqua. Questo è un momento estremamente importante per la zanzara. Poiché anche solo una lieve brezza, facendola cadere in acqua, ne può causare la morte, essa deve riuscire ad arrampicarsi e camminare, con i piedi solo in leggero contatto con la superficie dell’acqua, senza sprofondarvi. E ci riesce.
Quando la zanzara esce dall’acqua, la sua testa non deve assolutamente avere contatto con l’acqua, poiché anche un solo momento senza poter respirare potrebbe soffocarla.  Anche solo un po’ di brezza o una piccola turbolenza sulla superficie dell’acqua le riuscirebbe fatale.

La zanzara ha circa cento occhi. Sono occhi compositi posti in cima alla testa.  Nell’immagine sovrastante, sono mostrate le sezioni trasversali di tre di questi occhi.  Sulla destra si vede come l’immagine di un oggetto viene trasmessa dall’occhio al cervello.
Come si spiega che la prima zanzara abbia già avuto la ”abilità” di passare attraverso una tale trasformazione? Potrebbe esser vero che la larva “abbia deciso” di trasformarsi in una zanzara dopo aver cambiato pelle per ben tre volte? Assolutamente no! È del tutto evidente che questo minuscolo essere vivente, che Allah ci mostra ad esempio, è stato appositamente creato in questo modo.
LA STUPEFACENTE TECNICA DELLA SUZIONE DEL SANGUE
La tecnica adottata dalla zanzara per suggere il sangue si basa su un complesso sistema in cui delle strutture incredibilmente particolareggiate lavorano tutte insieme.
Dopo che la zanzara atterra sul suo obiettivo, dapprima trova il posto per lei più adatto, usando le labbra site nella sua proboscide. Il suo pungiglione, a forma di siringa, è protetto da una speciale guaina, che viene ritratta durante il processo di suzione.
La zanzara non perfora la pelle, come si pensa, spingendo a forza la sua proboscide per conficcarvela. Il compito principale spetta invece alla mascella superiore, che è affilata come un coltello, ed alla mandibola, equipaggiata con dei denti rivolti all’ indietro. La zanzara sposta la mandibola avanti e indietro, come una sega, e taglia la pelle con l’aiuto della mascella superiore. Quando il pungiglione, inserito attraverso questo varco sulla pelle, raggiunge una vena, la perforazione cessa. È giunto il momento di succhiare il sangue.
pungiglione e guaina
Come si sa, però, il più piccolo danno causato ad una vena fa sì che il corpo umano secerni un enzima, che fa coagulare il sangue in modo da interromperne la fuoriuscita. Questo enzima potrebbe creare un problema per la zanzara, dato che il corpo umano reagirebbe anche solo per il foro praticatogli dalla zanzara, coagulando il sangue immediatamente e riparando la ferita. Il che impedirebbe così alla zanzara di succhiare il sangue.
Ma il problema viene risolto per la zanzara la quale, prima di cominciare a succhiare, inietta un liquido speciale, prodotto nel suo corpo, nella fenditura praticata nell’essere vivente che ha punto. Questo liquido neutralizza l’enzima che causa la coagulazione del sangue. E così la zanzara sugge tutto il sangue di cui ha bisogno, senza alcun problema. Il prurito ed il gonfiore che si forma sul posto che ha punto, sono causati da questo liquido che impedisce la coagulazione.
Questo è sicuramente un processo straordinario che ci porta a fare queste domande:
1) Come fa la zanzara a sapere che vi è un enzima coagulante nel corpo umano?
La foto ritrae un minuscolo animale che vive da parassita sulle zanzare.   Oltre all’eccellente sistema della zanzara, che comprende il nutrimento, la riproduzione, la respirazione e la circolazione del sangue, e di cui abbiamo potuto esaminarne qui solo una piccola parte, anche questi parassiti hanno dei complessi sistemi e funzioni organiche.  Se si considera tutto ciò, possiamo meglio comprendere la vastità dei segni di Allah.
2) Per poter produrre nel suo corpo una secrezione neutralizzante contro tale enzima, la zanzara dovrebbe conoscerne la struttura chimica. Come è mai possibile questo?
3) Anche se in qualche modo riuscisse ad acquisire una tale conoscenza (!), come potrebbe produrre la secrezione nel suo stesso organismo ed approntare l’attrezzatura tecnica necessaria per trasferirla alla sua proboscide?
La risposta a tutte queste domande è ovvia: non è possibile che la zanzara riesca a fare nemmeno una di tali cose. Non ne ha il necessario discernimento, le cognizioni chimiche, o un ambiente “laboratorio” dove produrre tale secrezione.Qui si tratta solo di una zanzara lunga pochi millimetri, senza alcuna conoscenza o discernimento, e questo è tutto!
È del tutto chiaro che Allah, “Signore dei cieli e della Terra, e di tutto quanto vi è tra essi”, ha creato sia la zanzara che l’uomo, ed ha donato alla zanzara tali straordinarie e meravigliose capacità.
Ogni cosa nei cieli e sulla terra glorifica Allah.  Egli è l’Onnipotente, l’Onniscente.  La sovranità dei cieli e della terra Gli appartiene.  Lui da la vita e la morte. Lui ha potere su tutto. (Surat al-Hadid: 1-2)
 

PARTE I: L’APE

Quasi tutti sanno che il miele è una fonte di nutrimento fondamentale per il corpo umano, mentre solo pochi sono a conoscenza delle straordinarie qualità di chi lo produce, cioè l’ape.
Come sappiamo, la fonte di nutrimento delle api è il nettare, che però non è reperibile durante l’inverno. A causa di ciò, le api mescolano il nettare raccolto durante l’estate con delle speciali secrezioni del loro corpo, e riescono così a produrre un nuovo nutriente – il miele – che poi conservano per consumarlo nei mesi invernali.
È da notare che la quantità di miele che viene conservata dalle api è di gran lunga superiore alle loro necessità. Ed allora la prima domanda che viene in mente è: perché le api non desistono dal produrre tutto questo miele “in eccesso”, il che sembra uno spreco di tempo e di energia per loro? La risposta a questa domanda si trova nella “ispirazione”, menzionata nel versetto, che viene elargita alle api.
Le api non producono il miele solo per loro, ma anche per gli esseri umani. Come molti altri esseri naturali, le api sono dedicate anche al servizio dell’uomo, proprio come la gallina che depone almeno un uovo al giorno, sebbene ad essa non serva, e come la vacca che produce molto più latte di quanto sia necessario al suo vitellino.
L’ECCELLENTE ORGANIZZAZIONE NELL’ ALVEARE
La vita delle api nei loro alveari, e la loro produzione del miele, sono affascinanti. Senza dilungarci in troppi dettagli, proviamo a scoprire le caratteristiche di base della loro “vita sociale”. Le api hanno numerosi “incarichi” da portare a termine, e riescono a farlo per tutti, grazie ad una eccellente organizzazione.
Regolazione dell’umidità e ventilazione: L’umidità nell’alveare, che dona al miele la sua alta qualità protettiva, deve essere contenuta entro certi limiti. Se l’umidità supera o è inferiore a questi limiti, il miele si deteriora e perde le sue qualità protettive e nutritive. E così succede anche per la temperatura all’interno dell’alveare, che deve essere costantemente di 35o C per dieci mesi l’anno. Al fine di mantenere la temperatura e l’umidità dell’alveare entro questi limiti, un gruppo speciale di api si dedica alla “ventilazione”.
Nei giorni caldi, è facile vedere delle api che si prodigano tutte assieme a ventilare l’alveare con le loro ali, affollandone l’entrata ed ammassandosi sulla sua struttura in legno. In un alveare tipo, l’aria che entra da un lato viene forzata ad uscire da un altro lato. Altre api ventilatrici operano all’interno, spingendo l’aria fresca proveniente dall’ esterno in tutti gli angoli dell’alveare.
Questo sistema di ventilazione è anche utile per proteggere l’alveare dal fumo e dall’inquinamento dell’aria.
Sistema di riscaldamento: gli sforzi delle api per preservare la qualità del miele non si limitano alla regolazione dell’umidità e del calore. Un perfetto sistema sanitario esiste all’interno dell’alveare, per tenere sotto controllo tutto ciò che potrebbe portare a una produzione di batteri. Lo scopo principale di questo sistema è di eliminare qualsiasi cosa possa favorire tale produzione. Il principio alla base di questo sistema è di impedire che delle sostanze estranee penetrino nell’alveare. Per assicurarsene, due api sono sempre di guardia all’entrata dell’alveare. Se, nonostante questa precauzione, una sostanza od un insetto estraneo riesce ad entrare nell’alveare, tutte le api si danno da fare per espellerlo.
Per quegli oggetti estranei di dimensioni tali da non poter essere allontanati dall’ alveare, viene adottato un altro sistema. Le api li “imbalsamano”, producendo una sostanza chiamata “propolis (resina delle api)” con la quale completano il processo di imbalsamazione. Questa resina, che le api producono aggiungendo delle speciali loro secrezioni alle resine che raccolgono dagli alberi di pino, pioppo ed acacia, viene usata anche per rattoppare le eventuali incrinature nell’ alveare. La resina, dopo che è stata spalmata dalle api sulle incrinature, si asciuga a contatto dell’aria e si trasforma in una crosta rigida. In questo modo può resistere a qualsiasi tipo di minaccia esterna. Le api usano per lo più questa sostanza nei loro lavori.
“Il tuo Signore ha ispirato le api ... “
Il tuo Signore ha ispirato le api:  “Dimorate nelle montagne e negli alberi, ed anche negli edifici degli uomini.  Poi cibatevi di tutti i frutti e andate nei sentieri che il vostro Signore ha reso facile per voi da seguire.”  Esce dai loro ventri un liquido dai diversi colori, che contiene guarigione per il genere umano.  Vi è certamente un segno per gente che riflette.
(Surat an-Nahl: 68-69)
A questo punto vengono in mente molte domande. La propolis ha la caratteristica di non permettere la vita di qualsiasi batterio al suo interno. E questo la rende la sostanza ideale per l’imbalsamazione. Ma come fa l’ape a saperlo? E come fa l’ape a produrre una sostanza che può essere prodotta dall’uomo solo in un laboratorio, e con l’uso di tecnologie disponibili solo a chi ha un certo livello di conoscenze di chimica? Come fa a sapere che un insetto morto favorisce la produzione di batteri, e che l’imbalsamazione invece la impedirà?
È evidente che l’ape non ha né alcuna conoscenza in merito, e neanche un laboratorio nel suo corpo. L’ape è solo un insetto, grande 1 o 2 cm, che fa solo quello che il suo Signore gli ha inspirato.
MASSIMO STOCCAGGIO CON MINIMO MATERIALE
Le api costruiscono degli alveari, dove 80.000 di loro possono vivere e lavorare insieme, sagomando piccole porzioni di cera vergine.
L’alveare è fatto di favi tappezzati di cera che hanno centinaia di minuscole celle su ognuna delle loro facce. Tutte le celle a nido d’ape sono esattamente delle stesse dimensioni. Questo miracolo di ingegneria è ottenuto col lavoro collettivo di migliaia di api, che usano queste celle come deposito di cibo e per il sostentamento delle api più giovani.
Da milioni di anni le api adottano una struttura esagonale nella costruzione dei loro favi a nido d’ape (è stato ritrovato un fossile di ape di 100 milioni di anni). È stupefacente che le api abbiano scelto una struttura esagonale invece che una ottagonale o pentagonale. La spiegazione viene fornita dai matematici: “la struttura esagonale è la forma più geometricamente adatta per lo sfruttamento di un’area.”
Se le celle dei favi fossero state costruite in una forma diversa, alcune aree sarebbero rimaste inutilizzate; di conseguenza si sarebbe potuta conservare una quantità inferiore di miele, ed un numero inferiore di api se ne sarebbe potuto avvantaggiare.
Fino a quando la profondità è la stessa, una cella triangolare o quadrangolare contiene lo stesso ammontare di miele di una cella esagonale. Ma tra tutte queste forme geometriche è la esagonale quella che ha il perimetro più corto. Anche se hanno lo stesso volume, la quantità di cera necessaria per le pareti delle celle esagonali è inferiore a quella richiesta per una cella triangolare o quadrangolare.
In conclusione: le celle esagonali richiedono, in termini costruttivi, una minima quantità di cera per immagazzinare la massima quantità possibile di miele. Di sicuro le api stesse non hanno potuto calcolare questo risultato, che l’uomo può ottenere solo dopo molti complessi calcoli geometrici. Questi minuscoli animali usano la forma esagonale naturalmente e istintivamente, giusto perché così gli ha insegnato ed “ispirato” il loro Signore.
Il disegno esagonale delle celle è pratico sotto molti aspetti. Le celle si adattano l’una all’altra usufruendo di muri comuni. Ed anche questo contribuisce ad una massima capacità di stoccaggio con un minimo di cera. Sebbene le pareti delle celle siano piuttosto sottili, sono però abbastanza forti per sopportare più volte il loro stesso peso.
Come fanno per le pareti delle celle, le api prendono in considerazione lo stesso principio di massima economicità possibile, quando ne costruiscono il bordo inferiore.
I favi sono costruiti come una trancia con due schiere addossate, il che comporta il problema del punto di congiungimento ogni due celle. Il problema viene risolto col costruire i bordi inferiori delle celle facendo combaciare tre quadrangoli equilateri. Quando tre celle sono costruite su una faccia del favo, il bordo inferiore di una cella dell’altra faccia viene realizzato automaticamente. Dato che i bordi inferiori sono composti con placche di cera quadrangolari ed equilatere, con questo metodo si ottiene una profondità degradante verso la parte inferiore, il che comporta un aumento del volume della cella, e di conseguenza un aumento della quantità di miele conservata.
ALTRE CARATTERISTICHE DELLE CELLE NEI FAVI
Un altro fattore che le api prendono in considerazione, durante la costruzione dei favi, è l’inclinazione delle celle. Alzando le celle di 13° su entrambi i lati, fanno sì che le celle non siano parallele al terreno. In questo modo, il miele non cola fuori dall’orifizio della cella.
Mentre lavorano, le api operaie si tengono unite l’una con l’altra in cerchi e si radunano insieme in gruppi. Così facendo, procurano la temperatura necessaria per la produzione della cera. Dentro a delle piccole sacche nel loro addome viene prodotto un liquido trasparente, che cola all’esterno ed indurisce i sottili strati di cera che le api raccolgono con dei minuscoli ganci sulle loro zampette. Si mettono poi la cera raccolta in bocca, e la masticano fino a che non diventa soffice abbastanza per dare forma alle celle. Molte api lavorano insieme per provvedere la temperatura necessaria, nel posto dove lavorano, a mantenere la cera soffice e malleabile.

E nella vostra creazione e in tutte le creature che ha disseminato [sulla terra], ci sono segni per coloro che credono con fermezza. 
(Surat al-Jathiyah: 4)
Vi è un altro aspetto interessante da notare: la costruzione del favo inizia dal lato superiore dell’alveare e procede simultaneamente in due o tre trance separate discendenti. Mentre una di loro si espande nelle due direzioni opposte, la parte inferiore delle due trance si unisce per prima. Questo processo viene realizzato con una stupefacente armonia ed ordine. E pertanto non è mai possibile rendersi conto che il favo in effetti consiste di tre sezioni separate. Le trance del favo, che hanno avuto inizio simultaneamente da differenti direzioni, sono sistemate così perfettamente che, sebbene nella sua struttura vi siano centinaia di angoli diversi, sembra invece che si tratti di un unico insieme.
Per questo tipo di costruzione, le api devono calcolare in anticipo le distanze tra il punto d’inizio e il punto di congiunzione, per poter poi predisporre adeguatamente le dimensioni delle celle. Ma com’è possibile che un calcolo talmente delicato sia fatto da migliaia di api? Questa è una cosa che ha sempre impressionato gli scienziati.
Non è ovviamente ragionevole pensare che le api abbiano risolto i calcoli per questo compito, che perfino per un uomo è difficile portare a termine. C’è bisogno di una tale delicata e dettagliata organizzazione che è impossibile che le api ce la possano fare da sole.
Ed allora, come riescono a farlo? Un evoluzionista lo spiegherebbe dicendo che si tratta di “istinto”. Ma qual è l’ “istinto” che guida migliaia di api, tutte insieme e nello stesso momento, a fare la stessa cosa? Anche se ogni ape agisse secondo il suo proprio istinto, ciò non sarebbe sufficiente a svolgere tale compito, dato che l’istinto di ognuna di loro dovrebbe concordare con l’istinto di migliaia di altre api, per arrivare a questo stupefacente risultato. E pertanto le api devono essere guidate da un “istinto” proveniente da un’unica fonte. Dato che iniziano a costruire l’alveare da angoli differenti e portano a termine i loro compiti separatamente, senza lasciare alcun spazio vuoto, costruendo delle celle con una identica perfetta struttura esagonale, le api devono certamente ricevere messaggi “istintivi” sempre dalla stessa fonte! …
Il termine “istinto” fin qui usato è “solo un nome”, come viene menzionato nel Corano al 40° versetto della Surah Yusuf. È inutile insistere con tali “semplici nomi” allo scopo di celare delle evidenti verità. Le api sono dirette da un’unica fonte, e così riescono a portare a termine dei compiti che altrimenti non sarebbero capaci di assolvere. Non è istinto, un termine che non ha alcuna definizione, ciò che guida le api, bensì la “ispirazione” menzionata nella Surat an-Nahl. Ciò che questi minuscoli animali fanno, è solo mettere in atto il programma particolarmente disposto per loro da Allah.
COME DECIDONO QUALE DIREZIONE PRENDERE
Le Api di solito devono volare a lungo per esaminare ampie zone alla ricerca di cibo. Raccolgono il polline dei fiori e le componenti del miele entro un raggio di 800 metri dall’alveare. Quando trova dei fiori un’ape ritorna all’alveare per informare le altre api su dove si trova questo posto, ma come fa a spiegare dov’é?
Danzando! … l’ape, nel ritornare all’alveare, inizia una danza, che è un mezzo d’espressione usato per dire alle altre api dove è il posto in cui vi sono dei fiori. Questa danza, che l’ape ripete molte volte, include tutte le informazioni, circa la inclinazione, la direzione, la distanza, ed altri dettagli, che permettono alle altre api di raggiungere il posto dove si trova del cibo.
La danza in effetti è la figura dell’ “8” ripetuta costantemente dall’ape (vedere l’illustrazione qui sopra). L’ape forma la parte centrale della figura dell’ “8” con il dimenare della coda e procedendo a zigzag.
L’angolo tra gli zigzag e la linea tra il sole e l’alveare dà l’esatta direzione dove si trova la fonte del cibo (vedere l’illustrazione qui sopra).
Ma comunque venir a sapere solo la direzione da prendere per arrivare al cibo non è abbastanza. Le api operaie devono anche “sapere” che distanza devono percorrere, per arrivare a raccogliere gli ingredienti che servono per produrre il miele, e così l’ape “dice” alle altre api, con certi movimenti del suo corpo, la distanza dal posto dove si trova il polline. Lo fa dimenando la parte inferiore del suo corpo al fine di creare delle correnti d’aria. Ad esempio, per “descrivere” la distanza di 250 metri, si dimena 5 volte in mezzo minuto. E così viene indicata dettagliatamente l’esatta posizione della fonte di cibo, per quanto riguarda sia distanza che orientamento.
Ma un nuovo problema si presenta per l’ape, quando i viaggi di andata e ritorno prendono molto tempo. Quando l’ape, che può indicare il posto dove si trova il cibo solo secondo la posizione del sole, ritorna all’alveare, il sole nel frattempo si è mosso, di un grado ogni 4 minuti. E pertanto l’ape commetterebbe un errore nell’informare le altre api sulla direzione da prendere, di 1 grado per ogni 4 minuti del tempo che impiega per il ritorno.
Ma sorprendentemente l’ape non ha questo problema! Il suo occhio è formato da centinaia di minuscole lenti esagonali. Ogni lente mette a fuoco un’area molto stretta, proprio come fa un telescopio. E quando un’ape guarda verso il sole, in un qualsiasi momento del giorno, può sempre trovare la sua posizione mentre sta volando, le basta calcolare il cambiamento della luce del sole secondo il tempo trascorso.
Di conseguenza l’ape determina la direzione per arrivare alla fonte del cibo senza errori, correggendo le informazioni che porta all’alveare, man mano che il sole si sposta.
IL METODO PER CONTRASSEGNARE I FIORI
Quando un fiore è già stato visitato, l’ape riesce a capire che un’altra ape ne ha già consumato il nettare, e lo lascia immediatamente. In questo modo risparmia sia tempo che energia. Bene, ma come fa l’ape a capire, senza controllare il fiore, che il suo nettare è già stato consumato?
Questo è possibile perché le api che hanno visitato quel fiore in precedenza lo hanno contrassegnato, lasciandovi cadere sopra una goccia di una speciale fragranza. E così quando un’ape si sofferma sullo stesso fiore, ne percepisce l’odore, capisce che è inutile continuare con questo e si dirige verso un altro fiore. Così le api non sprecano tempo.

IL MIRACOLO DEL MIELE
Sapete quanto è importante, come nutrimento, il miele, che Allah offre all’uomo per mezzo di un minuscolo insetto?
Il miele è composto di zuccheri come il glucosio e il fruttosio, e di minerali come il magnesio, il potassio, il calcio, il sale, lo zolfo, il ferro ed il fosfato. Contiene le vitamine B1, B2, C, B6, B5 e B3, che poi si trasformano tutte secondo le qualità del nettare e del polline. In piccole quantità, vi sono inoltre anche rame, iodio e zinco. E sono presenti anche diversi generi di ormoni.
Come Allah afferma nel Corano, il miele è un “medicamento per l’uomo”. Questo fatto scientifico è stato confermato dagli scienziati che si sono riuniti durante la Conferenza Mondiale sull’Apicultura, tenuta dal 20 al 26 settembre 1993, in Cina. Durante tale conferenza si sono discussi i trattamenti medici con i derivati del miele. Gli scienziati Americani, in particolare, hanno detto che il miele, la pappa reale, il polline e il propolis (resina delle api) curano molti malanni. Un dottore Rumeno ha affermato di aver provato il miele su 2.094 suoi pazienti afflitti da cataratta, e che 2.002 di questi sono completamente guariti. Dei dottori Polacchi hanno inoltre informato i partecipanti alla conferenza che la resina delle api aiuta nella cura di molte infermità come emorroidi, problemi cutanei, disturbi genealogici, e molti altri malanni. Oggi l’apicultura e i prodotti delle api hanno dato origine ad una nuova corrente di ricerca nei paesi progrediti nella scienza. Altri benefici del miele si possono descrivere come segue:
È facile da digerire: Dato che le molecole di zucchero nel miele si possono convertire in altri zuccheri (ad esempio, fruttosio e glucosio), il miele viene digerito facilmente anche da stomaci delicati, nonostante il suo alto contenuto di acido. Aiuta reni e intestino a funzionare meglio.
Ha un basso contenuto di calorie: un’altra sua qualità è che, quando lo si confronta con una stessa quantità di zucchero, il miele apporta il 40% di calorie in meno. Anche se dà grande energia al corpo, non ne aumenta il peso.
Si diffonde rapidamente nel sangue: Se miscelato con acqua dolce, il miele si diffonde nel flusso sanguigno in 7 minuti. Le sue molecole libere di zucchero fanno funzionare meglio il cervello, che è l’organo che consuma più zucchero.
È coadiuvante nella formazione del sangue: Il miele fornisce una parte considerevole dell’energia necessaria al corpo per la formazione del sangue. Ed in aggiunta contribuisce anche a depurarlo. Ha effetti positivi nel regolare e agevolare la circolazione del sangue. Funziona anche come protezione contro i problemi dei capillari e l’arteriosclerosi.
Non dà spazio ai batteri: Questa proprietà battericida del miele è chiamata “l’effetto inibitore”. Degli esperimenti condotti sul miele hanno dimostrato che le sue proprietà battericide aumentano del doppio quando viene diluito in acqua. È molto interessante notare che nella colonia le api appena nate sono nutrite con miele diluito dalle api responsabili della loro supervisione – come se sapessero già di questa caratteristica del miele.
La pappa reale: È una sostanza prodotta dalle api operaie all’interno dell’ alveare. In questa sostanza nutritiva vi sono zuccheri, proteine, grassi e molte vitamine. Viene usata in problemi di deficienza dei tessuti a di fragilità ossea.
È ovvio che il miele, che viene prodotto in quantità eccedenti di molto il fabbisogno delle api stesse, è creato a beneficio dell’uomo. Ed è anche ovvio che le api non possono svolgere “da sole” questo incredibile compito.

Esce dai loro ventri un liquido dai diversi colori, che contiene guarigione per il genere umano  (Surat an-Nahl: 69)

 
 

PARTE I: IL CAMMELLO

“Non riflettono sul cammello e di come è stato creato? ... “
Non riflettono sul cammello e di come è stato creato? E sul cielo e come è stato elevato? E sulle montagne - e come sono state infisse? E sulla Terra e su come è stata spianata? Ammoniscili dunque! Che tu altro non sei che un ammonitore. (Surat al-Ghashiyah: 17-21)
La gobba serve come riserva di cibo:
  La gobba del cammello, formata da un ammasso di grasso, fornisce il nutrimento che serve all’animale nei periodi di magra e di mancanza di cibo.  Con questo sistema l’animale può sopravvivere fino a tre settimane senza acqua, perdendo fino a un terzo del suo peso.  Nelle stesse circostanze, un essere umano perderebbe l’8% del suo peso e morirebbe entro 36 ore, perdendo completamente l’acqua nel suo corpo.

Lana termoisolante:
Questa lana consiste di una peluria spessa e aggrovigliata che non solo protegge il corpo dell’animale da condizioni atmosferiche che vanno dal gelo al calore estremo, ma impedisce anche la perdita dell’acqua dal corpo.  Il Dromedario può ritardare la traspirazione incrementando la temperatura corporale fino a 41 gradi, e così impedendo la perdita d’acqua.
Con la loro spessa lana i cammelli in Asia riescono a sopravvivere con temperature d’estate fino a oltre 50 gradi, e d’inverno fino a 50 gradi sottozero.

La testa protetta dai danni della sabbia:
Le ciglia hanno un sistema di concatenamento.  In caso di pericolo si chiudono automaticamente e così non permettono che la polvere entri negli occhi dell’animale.
Il naso e le orecchie sono coperte da lunghi peli per proteggere l’animale dalla sabbia e dalla polvere.
Il suo lungo collo gli permette di arrivare, per mangiarle, a foglie che stanno fino a tre metri dal suolo.


Piedi adatti a ogni tipo di terreno:
Hanno due dita unite da un cuscinetto elastico.  Questa struttura, che rende l’animale capace di aggrapparsi con forza al suolo, consiste di quattro sfere adipose ed è perfettamente adeguata per tutti i tipi di condizioni del terreno.
Le unghie del piede lo proteggono da possibili danni causati da un urto.
Le ginocchia sono ricoperte da calli fatti di pelle spessa e dura come il corno.  Quando si stende sulla sabbia cocente, queste callosità proteggono l’animale da possibili danni causati dal terreno rovente.
È fuor di dubbio che tutti gli esseri, con le caratteristiche che possiedono, riflettono il potere illimitato e la conoscenza del loro Creatore. Allah esprime questo concetto in numerosi versetti del Corano, dove Egli sottolinea che ogni cosa che Egli crea è in effetti un segno, cioè un simbolo e un avvertimento.
Nel 17° versetto della Surat al-Ghashiyah, Allah si riferisce ad un animale che dobbiamo esaminare attentamente e su cui dobbiamo ponderare: il “cammello”.
In questa sezione studieremo questo essere vivente su cui Allah ha attirato la nostra attenzione, nella seguente espressione contenuta nel Corano: “Non riflettono sul cammello e di come è stato creato?”
Cosa rende il cammello “un essere vivente speciale” è la sua struttura corporea, che neanche le situazioni più sfavorevoli riescono a danneggiare. Il suo corpo ha delle caratteristiche tali che gli permettono di sopravvivere per giorni e giorni senza acqua e cibo, ed anche di viaggiare con un carico di centinaia di chili sul dorso.
Le caratteristiche del cammello, che si apprenderanno in dettaglio nelle pagine seguenti, sono la prova che questo animale è stato creato particolarmente per condizioni climatiche molto asciutte, e che è dedicato al servizio del genere umano. Questo è un segno evidente della creazione, per gli uomini che hanno discernimento.
“Nell’alternarsi della notte e del giorno e in ciò che Allah ha creato nei cieli e in Terra vi sono segni per chi ha timore di Dio”. (Surah Yunus: 6)
UNA STRAORDINARIA RESISTENZA ALLA SETE ED ALLA FAME
Il cammello può sopravvivere senza cibo ed acqua per otto giorni ad una temperatura di 50oC. In questo periodo, perde il 22% del suo peso corporeo totale. Mentre un uomo sarebbe prossimo a morire, se il suo corpo perdesse del liquido equivalente al 12% del suo peso totale, un magro cammello può sopravvivere anche perdendone il 40%. Un’altra ragione per la sua resistenza alla sete è una conformazione che gli rende possibile di aumentare la sua temperatura interna fino a 41oC. Con ciò, l’animale riesce a ridurre al minimo la perdita d’acqua durante il giorno, nel clima estremamente secco del deserto. Durante le fredde notti nel deserto, invece, il cammello riesce anche a ridurre la sua temperatura corporea fino a 30oC.
UN MIGLIORE SISTEMA DI UTILIZZAZIONE DELL’ ACQUA
I cammelli possono utilizzare fino a 130 litri d’acqua, cioè quasi un terzo del loro peso, in circa 10 minuti. Ed hanno anche una struttura mucosa, nel naso, che è 100 volte più grande di quella umana. Con il loro grosso, mucoso naso ricurvo, i cammelli possono trattenere il 66% dell’umidità presente nell’aria.

E vi ha sottomesso tutto quello che è nei cieli e sulla terra: tutto [proviene] da Lui. In verità in ciò vi sono segni per coloro che riflettono. 
(Surat al-Jathiyah: 13)


IL MASSIMO BENEFICIO DAL CIBO E DALL’ACQUA
La maggior parte degli animali muore avvelenata, quando l’eccessivo quantitativo di urea accumulato nei reni si propaga nel sangue. I cammelli, invece, utilizzano al massimo l’acqua e il cibo facendo passare diverse volte l’urea attraverso il fegato. Le loro strutture, sia del sangue che delle cellule, sono specializzate apposta per permettergli di sopravvivere senza acqua per lunghi periodi nel deserto.
Le pareti delle loro cellule hanno una speciale struttura che impedisce la perdita extra di acqua. Ed inoltre la composizione del loro sangue è tale che non ne consente un rallentamento della circolazione, neanche quando il livello dell’acqua nel loro corpo si è ridotto al minimo. In più, l’enzima dell’albumina, che rafforza la resistenza alla sete, è presente nel sangue del cammello in quantità più elevate di quelle degli altri esseri viventi.
La gobba è un altro ausilio per il cammello. Un quinto del suo peso totale vi è stipato sotto forma di grasso. Questo deposito di grasso corporeo in un solo posto, impedisce il trasudamento dell’acqua, ed anche del relativo grasso, dal resto del corpo. E questo gli permette di usare una minima parte di acqua.
Sebbene un cammello possa mangiare dai 30 ai 50 chili di cibo in un giorno, in condizioni avverse, ed anche per un mese intero, gli possono bastare solo due chili di erba al giorno. Il cammello ha delle labbra molto forti e gommose, che gli permettono perfino di nutrirsi di spine così acuminate da poter perforare del cuoio. Ha anche uno stomaco con quattro comparti, ed un sistema digestivo tanto robusto da digerire qualsiasi cosa mangi. Si può addirittura nutrire di materiali come il caucciù, che non si può davvero definire come cibo. Ed è ovvio immaginare quanto sia importante per lui questa capacità, in quei climi secchi.
PRECAUZIONE CONTRO I TORNADO E LE TEMPESTE
Gli occhi dei cammelli hanno due strati di ciglia, che si concatenano come una trappola e li proteggono durante le violente tempeste di sabbia. Ed inoltre i cammelli possono tappare le loro narici in modo che non vi penetri la sabbia.

“Vi crea nel ventre delle vostre madri, creazione dopo creazione, in tre tenebre [successive].  Questi è Allah, il vostro Signore.  Appartiene a Lui la sovranità.  Non c'è altro dio all'infuori di Lui.  Come potete allontanarvi [da Lui]?”
(Surat az-Zumar: 6)


PROTEZIONE CONTRO CONDIZIONI CLIMATICHE ROVENTI E GELATE
Gli spessi ed impenetrabili peli sul corpo del cammello impediscono ai raggi del torrido sole del deserto di arrivare fino alla sua pelle. E lo tengono anche al caldo quando fa molto freddo. Ai cammelli del deserto non fanno effetto le alte temperature fino a 50oC, ed i cammelli Bactriani, con due gobbe, possono sopravvivere anche in temperature bassissime, fino a -50oC. Cammelli di questo tipo possono vivere anche in zone situate a 4.000 metri sul livello del mare.
PROTEZIONE CONTRO LA SABBIA BRUCIANTE
SI POSSONO CIBARE ANCHE DI SPINE
I Dromedari possono resistere a temperature fino a 52 gradi sottozero nelle alte zone dell’Asia Centrale.
I piedi dei cammelli che, in proporzione, sono più grandi delle loro gambe, sono “progettati” in modo speciale ed ingranditi proprio per aiutarli a camminare sulla sabbia senza che vi rimangano imprigionati. Questi piedi hanno una forma molto allargata e rigonfia. Inoltre, la speciale, spessa pelle della loro pianta serve a proteggerli dalla bruciante sabbia del deserto.
Soffermiamoci a pensare, al cospetto di tutte queste informazioni: Ma il cammello è riuscito da solo ad adattare il suo stesso corpo alle condizioni esistenti nel deserto? Ha da solo formato il muco nel suo naso, oppure la gobba sul suo dorso? Ha da solo disegnato il suo stesso naso e la struttura dei suoi occhi in modo da proteggersi contro i tornado e le tempeste? Ha da solo forgiato le strutture del suo stesso sangue e delle cellule sul principio della conservazione dell’acqua? Ha da solo scelto il tipo di peli che coprono il suo corpo? Si è da solo trasformato in una “nave del deserto”?
Proprio come qualsiasi altro essere vivente, il cammello di sicuro non ha potuto fare niente di tutto ciò, e rendersi così benefico per il genere umano. Il versetto del Corano che afferma, “Non riflettono sul cammello - e di come è stato creato?“ ci porta a considerare nel modo migliore la creazione di questo eccellente animale. Come tutte le altre creature, anche il cammello è stato dotato di molte qualità speciali, e poi mandato sulla terra come segno dell’eccellenza nella creazione voluta dal Creatore.
Essendo stato creato con tali superiori caratteristiche fisiche, il cammello è stato destinato a servire il genere umano. Per quanto riguarda gli uomini, a questi viene ordinato di vedere simili miracoli della creazione in tutto l’universo, e venerare il Creatore di tutti gli esseri: Allah.
 
 

PARTE I: LA MOSCA

“ … (essi) non potrebbero creare neppure una mosca … “
O uomini! Vi è proposta una metafora, ascoltatela attentamente. Coloro che invocate all’infuori di Allah non potrebbero creare neppure una mosca, neanche se si unissero a tal fine. E se la mosca li depredasse di qualcosa, non avrebbero modo di riprendersela. Quanta debolezza in colui che sollecita e in colui che viene sollecitato! Non considerano Allah nella Sua vera realtà. In verità Allah è forte e onnipotente. (Surat al-Hajj: 73-74)
Vista panoramica da migliaia di lenti
Le lenti esagonali che costituiscono gli occhi di una mosca forniscono un’area visiva molto più ampia di una normale lente. In alcune mosche, queste lenti possono talvolta arrivare fino a 5.000. Inoltre, la struttura sferica dell'occhio gli consente anche di vedere alle spalle, conferendo quindi un grande vantaggio sui suoi nemici.
La pompa assorbente della mosca: La proboscide
Un'altra specifica caratteristica delle mosche è il modo in cui digeriscono il cibo. A differenza di molti altri organismi viventi, il cibo non viene digerito nella loro bocca, ma all’esterno del loro corpo. Riversando con le loro proboscidi del liquido speciale sul cibo lo rendono di una consistenza adatta al suo assorbimento a mezzo delle pompe assorbenti che le mosche hanno in gola.

PARTE II: “L’ESSERE UMANO”

“Non si ricorda l’uomo che fummo Noi a crearlo quando ancora non era nulla?” (Surah Maryam: 67)

CREAZIONE NELL’UTERO
Se una persona non usa il suo senso comune e si pone la domanda “come sono venuto al mondo?”, adottando un’ attitudine illogica si risponde, “in un qualche modo! …” Ragionando in tal modo andrà incontro ad una vita dove non avrà tempo per ponderare problemi di questo tipo.
Ma invece una persona di buon senso dovrebbe riflettere su come è stato creato, e comprendere pertanto il significato della sua vita. E così facendo non dovrebbe aver timore, come succede ad alcuni, di arrivare alla conclusione “io sono stato creato”. Queste persone, a cui si è accennato più sopra, non vogliono assumersi alcuna responsabilità verso un Creatore. Hanno paura di essere costretti a cambiare il loro stile di vita, le loro abitudini, e le ideologie che hanno accettato, nel caso che si convincano di esser stati creati. E pertanto rifuggono dall’obbedienza verso il loro Creatore. È la psicologia, descritta nel Corano, adottata da coloro che negano Allah e che, “a torto e con superbia, rifiutano i Suoi segni, nonostante ne abbiano la certezza”, (Surat an-Naml: 14)
D’altra parte, una persona che valuta la sua esistenza con saggezza e buon senso non vedrà altro in sé che i segni della creazione da parte di Allah. Riconoscerà che la sua esistenza dipende dalla cooperazione di migliaia di sistemi complicati, nessuno dei quali è stato da lui creato, o che lui può controllare. Comprenderà che egli “è stato creato” e, conoscendo il nostro Creatore, Allah, proverà a capire per quale scopo Egli lo ha “creato”.
Per chiunque vuol provare a comprendere il significato della Sua creazione vi è un libro guida: il Corano. Questo libro è una guida che è stata mandata a lui ed a tutti gli uomini sulla Terra dal nostro Creatore, Allah.
Il fatto che il fenomeno della creazione abbia avuto luogo come viene descritto nel Corano, trasmette degli importanti significati agli uomini provvisti di discernimento.
Nelle pagine che seguono sono incluse varie informazioni, per coloro che hanno saggezza e buon senso, che dimostreranno loro come “sono stati creati”, e le meraviglie di questa creazione.
La storia della creazione dell’uomo ha inizio in due siti molto distanti l’uno dall’altro. L’essere umano entra in vita a seguito dell’unione di due diverse sostanze, presenti nei corpi delle donne e degli uomini, che sono state create del tutto indipendentemente l’una dall’altra, eppure sono in perfetta armonia tra loro. È certo che lo sperma nel corpo maschile non si produce per volontà o sotto il controllo dell’uomo, così come non lo è per l’uovo nel corpo femminile. Ed infatti sia l’uomo che la donna non sono consapevoli di quanto succede in loro.
Siamo Noi che vi abbiamo creato ed allora perché non confermate la verità? Avete pensato allo sperma che eiaculate? Siete forse voi che lo create o siamo Noi il Creatore? (Surat al-Waqi’ah: 57-59)
È ovvio che ambedue le sostanze, quella che proviene dall’uomo e quella dalla donna, sono create per accordarsi l’un l’altra. La creazione di queste due sostanze, la loro unione e trasformazione in un essere umano sono davvero dei grandi miracoli.
I TESTICOLI E LO SPERMA

Lo sperma e l’interno dei testicoli.
Lo sperma, che è il primo passo nella creazione di un nuovo essere umano, viene prodotto “al di fuori” del corpo umano. La ragione di ciò è che la produzione dello sperma è possibile solo in un ambiente di almeno due gradi più freddo della temperatura corporea. Al fine di stabilizzare la temperatura a questo livello, i testicoli sono racchiusi in una pelle speciale, che si restringe quando fa freddo e si allarga quando fa caldo, riuscendo così a tenere costante la temperatura. È l’uomo stesso che “regola” e predispone questo delicato equilibrio? Certamente no. Il maschio non se ne accorge nemmeno. Quelli che continuano a contrastare il concetto della creazione, possono solo dire che questa è “una funzione inesplorata del corpo umano”. La definizione “funzione inesplorata” non è altro che un “mero nome”.
Gli spermatozoi, prodotti nei testicoli al ritmo di 1.000 al minuto, sono progettati per compiere un viaggio verso le ovaie femminili, un viaggio che progredisce come se “sapessero” il punto d’arrivo. Gli spermatozoi sono composti da una testa, un collo, ed una coda. La coda ne permette i movimenti nell’utero muovendosi come un pesce.
La loro testa, che contiene una porzione del codice genetico del bambino, è coperta da uno speciale scudo protettivo. La funzione di tale scudo diventa ovvia al momento della penetrazione nell’utero della madre, dato che lì l’ambiente è molto acido. È chiaro che lo spermatozoo è coperto con un scudo protettivo da “qualcuno” che è al corrente di questa acidità. (Lo scopo di tale acidità è quello di proteggere la madre da eventuali microbi.)
Non sono solo i milioni di spermatozoi che vengono eiaculati nell’utero. Il seme che li contiene è una mistura di vari generi di fluidi. Nel Corano questo fatto viene messo in rilievo dal versetto che segue:
“Non è forse trascorso un lasso di tempo in cui l’uomo non sia stato una creatura degna di menzione? Noi creammo l’uomo da una goccia di sperma eterogenea, per metterlo alla prova, e Noi abbiamo fatto sì che sentisse e vedesse,”(Surat al-Insan:1-2)
Questi fluidi all’interno del seme contengono zucchero, che serve a fornire l’energia necessaria agli spermatozoi. Ed inoltre la composizione basica del seme ha vari compiti, come neutralizzare gli acidi posti all’entrata dell’utero della madre, e conservarne la scivolosità per favorire il movimento degli spermatozoi. (E qui si vede di nuovo che due differenti e indipendenti esseri sono stati creati per accordarsi l’uno con l’altro.) Lo spermatozoo compie un difficile viaggio all’interno del corpo della madre, fino a che non raggiunge l’uovo. E non importa con quanto accanimento si difendano, solo circa un migliaio, dei due o trecento milioni di spermatozoi che hanno iniziato il viaggio verso l’uovo, lo raggiungono.
L’UOVO
Mentre lo sperma è progettato per l’uovo, quest’ultimo, invece, è preparato per essere il germoglio della vita in un ambiente del tutto differente … Anche se la donna, all’inizio, non ne è consapevole, un uovo maturato nelle sue ovaie viene lasciato nella cavità addominale, dove poi viene preso dalle braccia posizionate all’estremità di certe appendici dell’utero chiamate tube di Falloppio. Dopo di ciò, l’ uovo inizia a muoversi, aiutato dal movimento delle ciglia vibratili all’interno delle tube. Questo uovo non è più grande di un mezzo granello di sale.
Il posto dove lo sperma e l’uovo si incontrano è la tuba di Falloppio, dove l’uovo comincia a secernere un liquido speciale. Con l’aiuto di questa secrezione lo spermatozoo riesce a trovare il posto dove sta l’uovo. Dobbiamo fare attenzione: quando diciamo che l’uovo “inizia a secernere”, non stiamo parlando di un uomo o di un essere cosciente. Né si può spiegare, come se fosse una coincidenza, che una microscopica massa proteica “decida” quello che deve succedere “per suo conto”, per poi “prepararsi” a secernere un composto chimico che serva per attirare verso di sé lo spermatozoo. È evidente che vi è un progetto precedente che ora viene attuato.
In breve, il sistema riproduttivo del corpo umano è progettato per unire lo sperma e l’uovo. E ciò significa che il sistema riproduttivo femminile è stato creato secondo le necessità dello spermatozoo, e che questi è stato creato secondo le necessità ambientali all’interno dell’utero femminile.
L’INCONTRO DELLO SPERMA E DELL’UOVO
Il Momento dell’Unione
Uno degli spermatozoi penetra nell’uovo per fertilizzarlo dopo un lungo e difficile viaggio.
Gli spermatozoi attorno all’ovulo.
Quando lo sperma, che è destinato a fertilizzare l’uovo, gli si avvicina, quest’ ultimo di nuovo “decide” di secernere un liquido speciale, preparato proprio per lo sperma, e che serve per dissolvere il suo scudo protettivo. Dopo di ciò, dei sacchetti contenenti degli enzimi solventi, che si trovano all’estremità dello sperma, e che sono concepiti affinché siano usati proprio dall’uovo, si aprono per farne fuoriuscire gli enzimi. Quando lo sperma raggiunge l’uovo gli enzimi ne perforano la membrana permettendo così allo sperma di penetrarvi. Gli spermatozoi che si sono avvicinati tutt’intorno all’uovo cominciano a lottare tra loro per entrare, ma di solito solo uno riesce a fertilizzare l’uovo.
I versetti del Corano che descrivono questa fase sono molto interessanti. Vi si afferma che l’essere umano è fatto da un estratto di fluido base, cioè il seme.
“… Quindi ha tratto la sua discendenza da un estratto del fluido base” (Surat as-Sajda: 8)

Quando lo spermatozoo che lo fertilizzerà gli si avvicina, l’uovo all’improvviso secerne un fluido speciale che ne dissolve lo scudo protettivo.  Questo causa l’apertura delle sacche che si trovano all’apice dello spermatozoo e che contengono degli enzimi solventi.   Appena lo spermatozoo raggiunge l’uovo, i suoi enzimi perforano la membrana dell’uovo, permettendone cosi la penetrazione.
Secondo quanto ci informa il versetto, non è il fluido stesso che trasporta lo spermatozoo che fertilizza l’uovo, ma solo un suo “estratto”. Un singolo sperma all’interno di tale fluido è l’agente fertilizzante, o meglio ancora, i cromosomi di questo sperma, che sono un suo “estratto”.
Quando un uovo permette ad uno spermatozoo di penetrarlo, per gli altri non è più possibile entrare. La ragione è che attorno l’uovo esiste un campo elettrico. L’area attorno l’uovo ha una carica negativa (-), che diventa positiva (+) appena lo spermatozoo è penetrato nell’uovo. Pertanto questo, che ora ha la stessa carica elettrica degli spermatozoi rimasti fuori, li respinge. E questo significa che le cariche elettriche delle due sostanze, che si formano indipendentemente e separatamente l’una dall’altra, sono però anche in accordo tra loro.
Per finire, il DNA contenuto nello sperma del maschio si combina con il DNA nell’uovo della femmina. E così si è creato il primo seme, la prima cellula di un nuovo essere umano nel grembo della madre: lo zigote.
a sinistra) La crescita che inizia con una singola cellula continua con la costante moltiplicazione delle cellule. 
(a destra) Lo zigote visto quando si aggrappa all’utero materno
IL GRUMO CHE SI AGGRAPPA ALL’UTERO ...
Quando lo sperma del maschio si unisce con l’uovo della femmina, come descritto sopra, si forma l’essenza del bambino che deve nascere. Questa singola cellula, conosciuta in biologia come lo “zigote”, inizierà istantaneamente a crescere, dividendosi in continuità, per diventare alla fine un “pezzo di carne”.
Lo zigote, però, non trascorre il periodo del suo sviluppo sospeso nel vuoto. Si aggrappa invece all’utero, proprio come fanno le radici degli alberi che sono stabilmente fissate alla terra con i loro viticci. Per mezzo di questo vincolo lo zigote ottiene, dal corpo della madre, le sostanze essenziali per il suo sviluppo.
Un tale dettaglio non lo si può conoscere senza un profonda conoscenza della fisiologia. È ovvio che nessuno possedeva tale conoscenza quattordici secoli fa. Ma è abbastanza interessante il fatto che Allah si riferisce sempre allo zigote, che si sta sviluppando nel grembo della madre, come “un grumo di sangue” nel Corano:
Recita: Nel nome del tuo Signore Che ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Recita: E il tuo Signore è il più generoso (Surat al-‘Alaq: 1-3)
Crede forse l’uomo che sarà lasciato libero? Non fu egli una goccia di sperma eiaculata? Quindi un grumo di sangue, che Egli ha creato dandogli una forma, da cui poi ne trasse ambedue i sessi, maschio e femmina? (Surat al-Qiyamah: 36-39)
Il significato in Arabo della parola “grumo di sangue” è “un qualcosa che si aggrappa a qualche posto”. La parola è usata letteralmente per descrivere le sanguisughe che si attaccano al corpo per succhiare il sangue. È ovviamente il miglior modo possibile per descrivere lo zigote che si aggrappa alla parete dell’utero per assorbirne il suo sostentamento.
LE TRE ZONE SCURE
Dopo la fertilizzazione, lo sviluppo del bebé ha luogo in tre zone distinte, che sono:
1.     La tuba di Falloppio: questa è la zona dove l’uovo e lo spermatozoo si uniscono, e dove l’ovaia si connette all’utero.
2.    Dentro la parete dell’utero, a cui lo zigote si aggrappa per lo sviluppo.
3.     La zona dove l’embrione inizia la sua crescita in una sacca piena di un liquido speciale.

Tutto questo è così asserito nel Corano:
“Vi crea nel ventre delle vostre madri, creazione dopo creazione, in tre tenebre [successive]. 
Questi è Allah, il vostro Signore.  Appartiene a Lui la sovranità.
Non c'è altro dio all'infuori di Lui.  Come potete allontanarvi [da Lui]?”
(Surat az-Zumar: 6)
Il Corano ha ancora dell’altro da rivelare circa lo zigote il quale, aggrappandosi perfettamente all’utero, inizia il suo sviluppo. L’utero della madre, intanto, è riempito con un liquido chiamato “liquido amniotico” in cui è completamente immerso lo zigote. La funzione più importante di questo liquido è di proteggerlo, durante il suo sviluppo, da eventuali colpi provenienti dall’esterno. Nel Corano questo fatto viene rivelato come segue:
Non vi creammo da un liquido vile che depositammo in un sicuro ricettacolo? (Surat al-Mursalat: 20-21)
MENTRE SI FORMANO GLI OCCHI ...
All’inizio solo una macchia scura, gli occhi del bebé prendono la loro forma definitiva durante i mesi che passano.
Tutte queste informazioni date dal Corano, sulla formazione dell’uomo, dimostrano che il Corano proviene da una fonte che conosce tutto su tale formazione fino al più piccolo dettaglio. E questa è un’ulteriore prova che il Corano è la parola di Allah.
Nel frattempo l’embrione, che in precedenza aveva l’aspetto di un gel, col passare del tempo si trasforma. All’interno della sua struttura, inizialmente molle, si cominciano a formare delle ossa rigide, che serviranno poi a dare al corpo la capacità di stare eretto. Le cellule, che all’inizio erano tutte uguali, iniziano a specializzarsi: alcune diventano cellule degli occhi, sensibili alla luce, altre diventano sensibili al freddo, al caldo, al dolore, ed altre ancora alle vibrazioni sonore. Sono le cellule stesse che, da sole, decidono su queste differenziazioni? Sono loro che, da sole, prima decidono di formare un cuore o un occhio umano, e poi portano a termine tale incredibile compito? Oppure sono state create apposta per questi scopi? Di sicuro la saggezza, l’intelletto e l’anima di chiunque riconosceranno la fondatezza di quest’ultima alternativa.
Alla fine di questi processi, l’embrione completa il suo sviluppo nel grembo della madre, e un bambino viene dato alla luce. Ora è 100 milioni di volte più grande e 6 miliardi di volte più pesante di quanto lo era all’inizio …
Sono stati forse creati dal nulla oppure sono essi stessi i creatori?  O hanno creato i cieli e la terra?  In realtà non sono affatto convinti.  (Surat at-Tur: 35-36)
Questa è la storia del nostro primo passo per entrare nella vita, non quelli di un qualunque altro organismo. Cosa può essere più importante per un uomo che il comprendere lo scopo di questa stupefacente creazione?
È illogico pensare che tutte queste complicate funzioni abbiano luogo “per loro volontà”. Nessuno ha il potere di creare sé stesso, o una qualsiasi altra persona, o un qualsiasi oggetto. È Allah che crea tutti gli eventi fin qui descritti, ogni momento, ogni secondo ed ogni fase.
“Allah vi ha creati dalla polvere e poi da una goccia di sperma e quindi vi ha disposti a coppie. Non c’è femmina che sia gravida o partorisca a Sua insaputa. A nessuna cosa vivente verrà prolungata o abbreviata la vita senza che ciò sia (scritto) in un Libro. Ciò è facile per Allah.” (Surah Fatir: 11)

“È Allah che vi ha concesso la terra come stabile dimora e il cielo come un tetto,
e vi ha formato, dandovi la migliore delle forme.”  (Surat Ghafir: 64)
Il nostro corpo, che solo da una “goccia di sperma” si trasforma in un essere umano, è soggetto a milioni di delicati equilibri. Anche se non ce ne rendiamo conto, nel nostro corpo vi sono dei sistemi, estremamente complessi e delicati, che ci aiutano a sopravvivere. Allah, l’unico Padrone, Creatore e Signore dell’uomo, ha costruito tutti questi sistemi, affinché questi capisca che egli “è stato creato”.
L’uomo è un essere che Allah ha creato. E dato che è stato creato, egli non sarà “lasciato senza controllo (senza scopo)”.
O uomo!  Cosa mai ti ha ingannato circa il tuo Nobile Signore? Egli Che ti ha creato, plasmato e t'ha dato armonia e Che ti ha formato nel modo che ha voluto?   
(Surat al-Infitar: 6-8)
IL LATTE DELLA MAMMA
IL RIFLESSO SUCCHIATORE
I bebé nascono dal grembo delle madri con un riflesso condizionato che li induce a succhiare.  Quest’abitudine, che li spinge a succhiarsi il pollice sin dalla permanenza nel ventre materno, ha un’importanza vitale per il nutrimento del bebé dopo la nascita, giacché questi non ha alcun altro modo per nutrirsi con il latte, l’unico cibo che gli è disponibile.
Il nutrimento di un nuovo essere umano, diventato un bebè a seguito della trasformazione dello sperma, è un miracolo a sé stante. Il latte umano è il miglior nutrimento possibile, e viene prodotto senza l’aiuto della mamma o di chiunque altro.
Grazie alle sostanze che lo compongono, il latte materno è sia un’eccellente fonte di nutrimento per il neonato, che una sostanza che accresce la resistenza contro i malanni della madre e del bebè. I dottori sono d’accordo sul fatto che il latte artificiale per bambini debba essere preferito solo nel caso che quello materno non sia adeguato, e che i bambini debbano essere alimentati con il latte della mamma specialmente durante i primi mesi di vita. Ora diamo uno sguardo alle caratteristiche di questo latte:
L’aspetto più interessante è che la sua concentrazione cambia secondo le fasi dello sviluppo del bambino. La quantità di calorie ed il contenuto nutritivo cambiano a seconda se il parto è stato prematuro o meno. Se il parto è prematuro, il concentramento di grassi e proteine nel latte della madre è più alto di quello normalmente necessario, dato che un neonato prematuro ha bisogno di più calorie.
Gli elementi del sistema immunitario necessari al neonato, come gli anticorpi o le cellule difensive, gli vengono somministrati, pronti all’uso, col latte materno. Proprio come se fossero dei soldati professionisti, questi difendono il corpo a cui non appartengono e proteggono il bebè dai suoi nemici.
È antibatterico. Sebbene i batteri si producono normalmente nel latte normale se viene lasciato a temperatura ambiente per sei ore, questo non succede nel caso del latte della madre, in cui non vi è produzione di batteri durante uno periodo uguale.
Protegge il neonato contro la arteriosclerosi
Il neonato lo digerisce prontamente.
È risaputo che nessuno dei nutrimenti artificiali, prodotti nei moderni laboratori da esperti dietisti, apporta al neonato lo stesso beneficio del latte materno naturale. Ed allora come si può rispondere alla domanda, “Chi ha prodotto questo latte per neonati nel corpo della mamma, quando neanche lei stessa si accorge di produrre un alimento ben superiore a quelli prodotti nei laboratori?” È chiarissimo che è il Creatore del bebè che dà origine al latte materno, quando il neonato ha bisogno di questo latte …
 

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Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

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