Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

PARTE III: “I SEGNI NEGLI ESSERI VIVENTI”

CACCIATORI PROFESSIONISTI

1. la pinna chiusa
2. Allo scopo di attirare l’attenzione di altri pesci, il pesce apre la sua pinna ed un pesce falso fa la sua apparizione.
3. La preda, affascinata dal falso pesce, si avvicina e diventa preda del pesce cacciatore che non ha riconosciuto.
Nel sesto versetto della Surah Hud, Allah afferma che Egli dà il “sostentamento” a tutti gli esseri viventi, cioè che Egli crea tutti i mezzi necessari alla loro sussistenza:
Non vi è creatura sulla terra cui Dio non si curi di provvedere il cibo. Egli sa dove vive e dove muore. Tutto è scritto in un Libro Chiarissimo. (Surah Hud: 6)
Si può facilmente riconoscere come Allah “dia il sostentamento” a tutti gli esseri viventi, appena ci si guarda in giro coscienziosamente e con giudizio. Tutto il nostro cibo e le nostre bevande sono cose che sono state “fatte” e “create”. L’acqua che beviamo, il pane, la frutta e gli ortaggi che mangiamo, sono tutti il risultato di una apposita creazione. Si prenda un frutto qualunque, ad esempio una arancia … questo frutto si forma in origine sul ramo di un albero che, in effetti, non è altro che una massa di legno. L’albero assorbe minerali e acqua dal suolo, e li combina con l’energia che gli proviene dal sole. Il risultato che si ottiene è estremamente utile al corpo umano, ed estremamente saporito e fragrante quando viene consumato dagli uomini. Ed inoltre è fornito avvolto in un involucro igienico ed esteticamente piacevole.
Come fa un albero a produrre un tale raccolto? Perché è così utile al corpo umano? Perché tutti i frutti contengono delle vitamine essenziali, adeguate alle stagioni in cui crescono? Perché sono così gustosi e non sono amari? Perché sono così profumati e non puzzano?
Certamente un albero non è altro che una grande massa di legno, ed è senza dubbio impossibile che sia lui a produrre di sua iniziativa i frutti corredandoli con le caratteristiche essenziali per l’uso degli uomini. E, proprio nello stesso modo come Egli sostenta gli esseri umani, Allah sostenta anche gli animali. Nelle pagine seguenti passeremo in rassegna le tecniche di caccia che certi esseri viventi usano per procurarsi il loro sostentamento.
Non è per niente difficile capire il potere e la onnipotenza di Allah, se si esamina coscienziosamente, nei confini della saggezza e della logica, i sistemi di cui gli animali sono dotati per trovare il cibo. Ogni animale che prenderemo in esame in questo capitolo è uno dei grandi esempi che Allah ha sparso sulla terra.
LA PISTOLA AD ACQUA DEL PESCE
Il pesce spara l’acqua con la quale ha riempito la sua bocca sugli insetti posati sui rami che sovrastano l’acqua.  L’insetto casca a causa dell’acqua pressurizzata e diventa una facile preda per il pesce.  Vale la pena notare che, quando lancia il suo attacco, il pesce non esce per niente con la testa fuori dall’acqua, ma individua accuratamente il luogo dov’é la sua preda.  Come ben si sa, quando si vedono da sott’acqua, gli oggetti fuori dall’acqua sembrano, a causa della rifrazione della luce, in un posto diverso da quello dove veramente sono.  Pertanto, per essere capaci di “colpire” un bersaglio fuori dall’acqua, stando sott’acqua, bisogna conoscere l’angolo refrattivo della luce e “sparare” di conseguenza.  Questo pesce però ha l’abilità naturale di far fronte a tale difficoltà e riesce a far centro ogni volta.
Egli è Allah, il Creatore, Colui Che dà inizio a tutte le cose, Colui Che dà forma a tutte le cose.  A Lui [appartengono] i nomi più belli.  Tutto ciò che è nei cieli e sulla terra rende gloria a Lui.  Egli è l'Eccelso, il Saggio. (Surat al-Hashr: 24)
Ad esempio, la “tecnica di caccia” usata dal pesce che vedete sulla prossima pagina è sorprendente. Questo pesce non insegue le sue prede né si apposta in segreto per precipitarsi loro addosso. Né sembra diverso dagli altri pesci, a prima vista. Ma appena solleva la sua pinna, un “pesce finto” compare sul suo dorso. Quando gli altri pesci, senza capire a chi veramente appartengono le pinne, si avvicinano a questo piccolo pesce falso, diventano una facile preda del pesce cacciatore.
È stato il pesce da solo a dotare la sua pinna dell’immagine di un pesce? O magari le coincidenze, a furia di accumularsi, gli hanno dato tale caratteristica? È indiscutibilmente impossibile affermare che un pesce possa aver immaginato di attuare un tale piano intenzionalmente, e si sia dato da fare per metterlo in opera. Non c’è dubbio, tutte le caratteristiche possedute dagli esseri viventi ci portano a constatare una sola realtà: l’esistenza del detentore di una saggezza superiore, e il disegno prevalente in natura, cioè l’esistenza di Allah.
IL RAGNO SALTATORE
Come è diffusamente risaputo, i ragni si costruiscono da soli una tela e lì aspettano che gli insetti si avvicinino e ne rimangano intrappolati. Il ragno saltatore invece, a differenza degli altri ragni, preferisce inseguire lui stesso la sua preda, che poi raggiunge con un agile salto. È capace di catturare una mosca che passa ad una distanza di mezzo metro, saltandole addosso.
Fa questo sorprendente balzo usando i suoi otto piedi, che hanno un sistema di pressione idraulica, ed una volta calato sulla preda la trafigge con le sue poderose mascelle. Il salto di solito avviene in un intricato e folto ambiente vegetale, e il ragno deve prima calcolare l’angolazione più giusta da dare al suo salto, per avere successo, considerando anche la velocità e la direzione del volo della sua preda.
Ancora più interessante è vedere come salva la sua stessa vita, dopo aver agguantato la preda, poiché potrebbe anche morire, dato che si lancia in aria da una altezza rilevante (di solito dalla cima degli alberi) e cadendo potrebbe sfracellarsi al suolo.
Ma il ragno comunque non rischia di fare una tale fine. Prima di spiccare il volo secerne infatti un filo, che incolla al ramo da dove salta, e che gli impedisce di cadere, facendolo dondolare appeso in aria, dopo il salto. Questo filo è così forte che può sopportare il peso del ragno e della sua preda.
Un’altra interessante caratteristica di questo ragno è che il veleno che inietta nella sua preda ne liquefa i tessuti, che diventano così il suo cibo.

Riesce a vedere intorno a 360 gradi
Un’altra caratteristica estremamente interessante del ragno saltico è la sua capacità visiva.  Molti organismi viventi, tra i quali gli esseri umani, possono solo vedere uno spazio limitato con i loro due occhi, e non possono vedere all’indietro.  Il ragno saltico invece, con le sue quattro paia di occhi posizionati sulla testa, può vedere qualsiasi cosa attorno a sé, ivi incluso il suo stesso lato posteriore.  Due di questi occhi si estendono in avanti dalla metà della testa come se fossero delle provette.  Questi due grandi occhi (chiamati occhi A.M.) possono muoversi da destra a sinistra e su e giù nelle loro occhiaie.  Gli altri quattro occhi sui lati della testa non possono percepire l’immagine completa, ma possono però accorgersi di ogni movimento all’intorno.  In questo modo l’animale può facilmente identificare una preda che gli sia di dietro.
a) Un disegno mostra la gradazione di visione del ragno
Di certo le caratteristiche di questo ragno non sono doni (!) delle coincidenze. È infatti necessario che abbia imparato a saltare e tessere allo stesso tempo un filo che gli impedirà di cadere. Se non potesse saltare, morirebbe di fame. Se non potesse secernere il filo, o farlo forte abbastanza da sostenerlo, cadrebbe al suolo. Pertanto il ragno deve avere innate sia una struttura atta a saltare che un sistema per produrre un filo tanto robusto da sostenere lui e la sua preda.

La capacità degli occhi del ragno saltico di vedere indipendentemente uno dall’altro aiuta l’animale a percepire gli oggetti più rapidamente.  Nelle illustrazioni, l’occhio scuro guarda verso la camera, e l’occhio chiaro verso un’altra direzione.  È una meraviglia che questo ragno abbia otto occhi ed un angolo visivo di 360 gradi, mentre le altre creature hanno solo due occhi.  Di certo l’animale non ha, da solo, “pensato” che una tale caratteristica gli sarebbe stata più utile, decidendo così di produrre gli occhi addizionali, e neanche che questi occhi si siano originati per una coincidenza.  L’animale è stato creato da Allah con tutte queste caratteristiche.
Ed inoltre, il ragno non è solo un meccanismo che produce un filo e che salta, ma è anche un complesso organismo vivente che deve nascere già con tutte le sue caratteristiche intatte. Lo sviluppo di nessuna di queste caratteristiche può essere ritardato. Per esempio, pensate sia possibile per un ragno esistere con un sistema digestivo non completato?
MACCHINA DA GUERRA:  LO SCORPIONE
Cervello
La struttura del cervello si estende dalla testa alla coda e consiste di quindici lobi nervosi.  Questa struttura dà un grande vantaggio all’animale, permettendogli di prendere delle veloci decisioni e di trasmettere i riflessi ed i necessari ordini agli organi coinvolti.
Pungiglione velenoso
Il potente veleno degli scorpioni, capace di uccidere un essere umano, viene iniettato nei nemici a mezzo dei pungiglioni situati nella parte posteriore del loro corpo.
Una robusta armatura
La copertura esterna che lo avvolge come un’armatura è resistente abbastanza per proteggerlo non solo dai suoi nemici ma anche dalle radiazioni.  Il corpo umano può resistere fino a circa 600 rad di radiazione, mentre la tolleranza dello scorpione raggiunge i 40-150 mila rad.
Polmoni
Possiede otto condotti aerei nel suo addome, e può continuare a respirare facilmente anche con uno solo aperto.  Può rimanere sott’acqua per due giorni, grazie ai suoi robusti polmoni.
Addome
Nella sua parte sottostante, lo scorpione femmina porta un paio di unici organi sensori chiamati “pettini”, con i quali ispeziona la composizione del suolo al fine di selezionare il posto più opportuno dove posare le sue uova.
Pinze
La funzione delle pinze dello scorpione è rendere le sue vittime inefficienti prima di pungerle.  Può anche usarle per scavare nella sabbia al fine di nascondersi nel sottosuolo.
Piede
I rivelatori sul suo piede lo aiutano a percepire ogni tipo di movimento, rumore o vibrazione.  Questi rivelatori sono così sensibili che lo scorpione può avvertire in un millesimo di secondo le vibrazioni causate nelle vicinanze da un organismo vivente.

UN PROVETTO CACCIATORE:  IL CAMALEONTE
Lingua
Il camaleonte tiene la lingua ripiegata nella bocca come se fosse una fisarmonica.  A metà della lingua, ricoperta da un muco viscoso, vi è una cartilagine dai bordi affilati.  Contraendo i muscoli circolari posti sulla sua punta, il camaleonte fa guizzare fuori la lingua, aprendo la bocca quando si avvicina abbastanza alla sua preda.  La lingua viscosa, grazie all’intreccio dei suoi muscoli, è lunga fino a una volta e mezzo la lunghezza del camaleonte.  Il tempo impiegato dalla lingua per agguantare la preda e ritrarsi di nuovo nella bocca è di un decimo di secondo.
Mimetizzazione
Il camaleonte è certamente il primo animale che viene in mente quando si parla di mimetizzazione, dato che cambia di colore secondo il terreno sui cui sta.  A sinistra si può vedere sul mantello di un camaleonte il segno della felce lasciata sul suo dorso.  I cambiamenti di luce e di temperatura sono considerati le cause delle reazioni che determinano tali marcature.  L’animale tuttavia non è neanche cosciente di questa vantaggiosa abilità nel cambiare colore.  Il suo corpo è stato creato sin dall’origine per eguagliare automaticamente i colori dell’ambiente circostante.

Kamuflaja uygun olarak yaratılmış dış görünümleri, kimi hayvanlara avlanma konusunda büyük avantaj sağlamaktadır. Örneğin kumun içinde gizlendiğinde üstteki yılanı fark etmek mümkün değildir. Bu şekilde bekleyen yılan için, kendisini fark etmeden burnunun dibine kadar giren avını yakalamak oldukça kolay olmaktadır.
Kamuflaj yeteneği ile yaratılmış bir başka hayvan da "stargazer" adlı balıktır. Balık, denizin dibindeki kumların altına kendini tamamen gömerek gizler. Balığın ağzının üstünde dişe benzer saçaklı bir yapı bulunur. Dişe benzeyen ve kumlardan ayırt edilemeyen bu organ sayesinde kumun altında rahatlıkla nefes alır. Bir av gelene kadar tuzakta bekler, avı kendine yaklaştığında ani bir hareketle kumun arasından fırlar ve onu yakalar.
TECNICA DI TRAVESTIMENTO PER LE FORMICHE


A sinistra vi sono due formiche ed un ragno saltico.  Solo contando le zampette si può individuare quali sono le formiche e qual’é il ragno.
Se vi si chiedesse cosa vedete nell’immagine qui sopra, certamente direste “vi sono delle formiche sopra e sotto ad una foglia”.
Ma quello che vi è veramente sotto la foglia è invece un ragno saltatore in agguato per dare la caccia a delle formiche vive. Questa specie di ragno saltatore sembra così simile alle formiche, che queste addirittura pensano che sia uno di loro.
L’unica differenza tra la formica ed il ragno è il numero di zampe. Il ragno ne ha otto mentre la formica ne ha solo sei.
Per ovviare a questo “handicap”, che lo rende facilmente riconoscibile, il ragno saltatore distende in avanti le sue due zampe anteriori e le solleva, in modo che così somigliano esattamente alle antenne delle formiche.
Ma il travestimento non si limita solo a questo. L’animale ha bisogno anche di un disegno dell’occhio che lo faccia somigliare ad una formica, dato che i suoi occhi non sono grandi e scuri come i loro. Una caratteristica che il ragno possiede sin dalla nascita gli risolve il problema. Ha due grandi macchie ai due lati della testa, che somigliano agli occhi delle formiche (osservate le macchie ai lati della sua testa nell’immagine qui sopra).
PESCE UNCINO
Quando questo pesce deve cacciare, libera l’appendice che fuoriesce dalla sua testa come un uncino ed inizia ad aspettare.  Quel pesce che si avvicina a tale appendice pensando che si tratti di un pesce piccolo, non può sfuggire e rimane preda dell’improvviso attacco sferrato dal pesce cacciatore. 
Tutti noi sappiamo che un pesce non ha i mezzi per creare un uncino nel suo stesso corpo, e che questo fatto non può essere accantonato usando una spiegazione senza senso come “è successo per una coincidenza”.

Porta un’esca per il pesce.
Il metodo di caccia di questo uccello, che si nutre di pesce, è inoltre molto sorprendente.  Prima di tutto, l’uccello trova l’esca per il pesce.  Poi porta il cibo sul litorale, lo lascia nell’acqua e aspetta. 
Quando dei pesciolini si avvicinano all’esca ed iniziano a mangiarne, inconsapevoli di cosa succede intorno a loro, l’uccello li cattura con un movimento improvviso.

a) Lascia l’esca sull’acqua e aspetta.
b) Il pesce si avvicina all’esca.
c) E lui cattura il pesce.
IL SERPENTE A SONAGLI
I rivelatori di calore, posizionati nelle cavità facciali della testa del serpente a sonagli, percepiscono la luce infrarossa emessa per il calore del corpo della sua preda. Questa percezione è così sensibile da recepire un aumento della temperatura ambientale anche di solo 1/300. Il serpente, con l’aiuto della sua lingua biforcuta, che è il suo organo di fiuto, può percepire la presenza di uno scoiattolo rosso che siede immobile a mezzo metro di distanza, completamente all’oscuro. Accertata senza errori la sua posizione, il serpente prima striscia silenziosamente verso la preda, fino ad esserle tanto vicino da poter sferrare il suo attacco, poi arcua e distende il suo collo verso il bersaglio a grande velocità, mentre allo stesso tempo i suoi denti si sono inseriti nella sua poderosa mascella, che si può aprire fino a 180 gradi. Tutto ciò ha luogo ad una velocità equivalente a quella di un’auto che accelerasse da zero a novanta chilometri all’ora in mezzo secondo. La lunghezza dei “denti velenosi” del serpente, che sono la sua arma migliore per rendere inoffensiva la sua vittima, è di circa quattro centimetri. La parte interna dei suoi denti è cava ed in collegamento con le sue ghiandole velenose. Appena il serpente dà un morso, i muscoli delle ghiandole si contraggono e proiettano il veleno, prima nelle cavità dei denti, e poi sotto la pelle della preda, a cui il veleno o ne paralizza il sistema nervoso centrale, o ne causa la morte coagulandone il sangue. Solo 0.028 grammi del veleno di alcuni serpenti bastano per uccidere 125.000 ratti. Il veleno agisce così velocemente che la preda non ha il tempo di arrecare alcun danno al serpente, che ora non ha altro da fare che inghiottire la sua preda paralizzata, facendola passare attraverso la sua bocca che è particolarmente flessibile.


Dato che i serpenti non hanno ossa mandibolari, possono aprire la loro bocca fin quanto vogliono.  A sinistra si vede come un serpente può facilmente mangiare un uovo, che è molto più grande di lui.  La preda viene lentamente inghiottita intera e digerita.
COME SI MUOVE SULLA SABBIA?
Questo serpente del deserto può spostarsi celermente sulla sabbia.  Contraendo i muscoli del suo torace per gradi riesce a muovere il suo corpo facendolo procedere a forma di una S.  All’inizio del movimento, contorce il corpo, alza la testa e la tiene in su.  Come la contorsione, che guida il movimento, procede verso la coda, la testa si sposta in avanti e tocca il suolo.  Nel frattempo il movimento di contorsione ha raggiunto la coda.  Una nuova contorsione fa ora sollevare la coda dalla sabbia e la porta su al livello della testa.  In questo modo il serpente si muove in avanti lasciando tracce parallele con una pendenza di 45 gradi di media  Durante questo procedere solo due parti del serpente toccano la sabbia.  Con questo tipo di movimento, e il risultante minimo contatto, il corpo del serpente viene protetto dalle scottature che la sabbia rovente gli procurerebbe.
Sebbene tutti conoscono le caratteristiche velenose dei serpenti, quasi nessuno pensa a come ciò succede. In effetti, un animale in possesso di una tecnologia atta ad uccidere un altro animale col veleno, è un qualcosa di sorprendente e straordinario. Coloro che insistono nel negare l’esistenza di Allah sono certamente incapaci di spiegare come mai un serpente possegga una così straordinaria capacità.
Il sistema velenoso che risiede nella bocca del serpente è molto complesso e sofisticato. Perché il sistema funzioni c’è bisogno che il serpente abbia degli speciali “denti velenosi”, che siano cavi all’interno e collegati alle ghiandole velenose, dove vi si deve formare un veleno estremamente potente, che riesca a paralizzare i suoi nemici, a seguito di un riflesso che scatti appena la preda viene addentata. Questo sistema non potrebbe funzionare se anche uno solo dei suoi componenti fosse mancante.
Nel qual caso il serpente cadrebbe egli stesso vittima degli animali che ha deciso di cacciare. La sua straordinaria capacità nel recepire i cambi di temperatura e di odore, dimostrano la dettagliata natura del disegno con cui abbiamo a che fare.
E qui vi è uno straordinario ed insolito avvenimento, che si può solo descrivere come un “miracolo”. È comunque impossibile che la natura possa dare origine ad un miracolo “sovrannaturale”. La natura è il nome che diamo all’intero ordine che è attorno a noi.
Il fondatore di tale ordine non è certo l’ordine stesso. Le leggi della natura sono quelle che Allah ha disposto, e che stabiliscono le relazioni tra tutto ciò che Egli ha creato. Se si definiscono i concetti con proprietà si arriva a rivelare la verità. Dei concetti confusionari, d’altra parte, sono la caratteristica di chi non è credente, e che nasconde i fatti pur di negare la creazione, che è cristallina.
PESCE LEONE
Dopo aver intrappolato dei pesci più piccoli in rifugi tipo cava o rocciosi, questo pesce dai colori abbaglianti chiude l’entrata del rifugio usando le sue pinne come una rete.  Quei pesci che provano a fuggire vanno a finire contro le spine velenose del pesce leone, il cui potente veleno con effetto immediato causa la morte delle sue vittime


Questa tigre è perfettamente mimetizzata, e con la sua agilità, fauci poderose, artigli, velocità e forza, è una perfetta cacciatrice.  Un’altra sua caratteristica è che non lascia mai che il vento le soffi alle spalle, quando è sulle tracce della sua preda, ad evitare che quest’ultima senta l’odore della tigre arrivando così ad accorgersi del pericolo incombente.
UN CACCIATORE ANTICONFORMISTA: LA PIANTA VELENOSA
Oltre ai predatori che abbiamo menzionato finora vi sono certe piante che “cacciano” usando dei metodi stupefacenti. Una di queste è la pianta “Venus”, che cattura e mangia gli insetti che vanno a visitarla.
Il metodo di caccia di questa pianta è questo: una mosca in cerca di cibo tra le piante, d’un tratto ne nota una molto bella: la Venus. Ciò che rende attraente questa pianta, che somiglia a due mani che tengono una ciotola, è il suo delizioso colore rosso e, ancora più importante, il suo dolce profumo secreto dalle ghiandole che sono attorno ai suoi petali. La mosca viene affascinata da questo odore irresistibile e si posa sulla pianta senza alcuna esitazione. Mentre si sposta verso l’origine del cibo tocca inevitabilmente la peluria, che sembra innocua, sopra la pianta. Dopo poco tempo, la pianta chiude di scatto i suoi petali, comprimendo tra loro la mosca, ed inizia a secernere un liquido “che dissolve la carne”, e che serve a ridurre la mosca in una sostanza gelatinosa, che viene poi assorbita dalla pianta stessa.
La rapidità con cui la pianta cattura la mosca è eccezionale. La sua velocità nel chiudersi è maggiore della più alta velocità possibile ad un uomo che chiuda di scatto le sue mani (se provate a catturare una mosca che si è posata sul vostro palmo, probabilmente non ci riuscite, ma la pianta ci riesce). Ma come può questa pianta, che non ha né muscoli né ossa, fare una mossa così repentina?
Le ricerche hanno dimostrato che, all’interno della pianta Venus, esiste un sistema elettrico, che funziona così: quando la mosca nel muoversi tocca la peluria su un petalo della pianta, i suoi passi sono trasmessi ai recettori esistenti sotto i peli. Se la pressione dei passi è abbastanza forte, questi recettori mandano dei segnali elettrici lungo il petalo, come succede per le onde in una piscina. Questi segnali sono trasportati alle cellule motrici che permettono ai petali di fare dei movimenti repentini, e così alla fine si attiva il meccanismo che inghiotte la mosca.
Alcuni peli all’interno dei petali della pianta attivano il meccanismo di cattura del fiore.
Oltre al sistema di stimolazione della pianta, anche il sistema meccanico di chiusura della trappola è una creazione perfetta. Appena le cellule dentro la pianta ricevono una stimolazione elettrica, la concentrazione d’acqua al loro interno cambia. Le cellule dentro la trappola rilasciano acqua dai loro corpi, con un effetto simile a quello di un pallone che si sgonfia. Le cellule fuori della trappola, invece, assorbono l’acqua in eccesso e si gonfiano. E così la trappola viene chiusa allo stesso modo di quando una persona, per muovere il suo braccio, deve contrarre un muscolo e rilasciarne un altro. La mosca intrappolata dentro la pianta, nel muoversi, in effetti viene ripetutamente a contatto con la peluria, il che comporta il ripetersi delle scariche elettriche e di conseguenza lo stringersi ancor di più della trappola. Dove, nel frattempo, vi vengono anche attivate delle ghiandole digestive che, a seguito del segnale ricevuto con la stimolazione, uccidono l’insetto intrappolato ed iniziano a dissolverlo lentamente. E così infine la pianta si nutre di questi fluidi digestivi che si sono trasformati in una zuppa arricchita di proteine animali. Quando la digestione è completata, il meccanismo che ha fatto scattare la trappola, inizia l’azione contraria, e la pianta si riapre.
Questo sistema ha anche un’altra caratteristica interessante: per far sì che la trappola venga attivata, i peli devono essere toccati due volte in rapida successione. Il primo tocco infatti genera una carica elettrica statica, ma la trappola per chiudersi ha bisogno di un secondo tocco che aumenti la carica statica fino al punto che si scarica. A causa di questo meccanismo a doppia azione, la trappola non scatta mai senza ragione. Ad esempio non si attiva mai al contatto con una goccia di pioggia.
- La mosca fa vibrare i peli e la reazione inizia.
- Gli impulsi elettrici causati dalle reazioni chimiche vengono trasmessi lungo la foglia.
- E la pianta cattura la mosca!
Ed ora riflettiamo su questo straordinario sistema. Che deve essere completamente funzionale, per dar modo alla pianta di intrappolare la sua preda e digerirla opportunamente. L’assenza anche di un solo elemento del sistema, per la pianta significherebbe la morte. Se ad esempio non vi fosse la peluria all’interno delle foglie, la pianta non si chiuderebbe, dato che la reazione non potrebbe iniziare, anche se l’insetto camminasse dappertutto, sopra e dentro la pianta. Ed anche con la presenza del meccanismo di chiusura, senza le secrezioni della pianta per digerire l’insetto, l’intero sistema sarebbe inutile. In breve, la mancanza di un qualsiasi elemento del sistema porterebbe alla morte della pianta.
I peli della Drosera
I petali di questa pianta sono coperti da lunghi peli rossi, le cui punte sono rivestite da un liquido con uno speciale aroma che attira gli insetti.  Un’altra caratteristica di questo liquido è la viscosità.  Un insetto che punta all’origine dell’aroma viene trattenuto da questi peli viscosi.   Come l’insetto si dimena per fuggire, questi viticci iniziano a piegarsi per meglio trattenerlo.  Appena è completamente immobilizzato, l’insetto viene digerito a mezzo di una secrezione del fiore atta al frazionamento delle proteine.  Il sistema attivo della pianta è simile a quello della pianta del Venus.  I peli sulla cima e sul gambo vibrano, e i segnali elettrici che hanno origine dal basso iniziano la reazione.
Ed allora questa pianta, sin dal momento della sua creazione, ha dovuto già essere in possesso di tutte le caratteristiche di cui abbiamo parlato. Non si è certo trasformata da sola in una cacciatrice. E non è stata certamente la “magica sequenza di coincidenze” che l’ha resa una simile cacciatrice professionista.
Il punto più importante è che questa provetta cacciatrice non ha la capacità di pensare. Se questo essere vivente non fosse stato una pianta ma un animale, allora i sostenitori della teoria dell’evoluzione avrebbero di certo affermato che l’animale è progredito da solo con gli inestimabili contributi (!) della “natura”. Ma ciò di cui parliamo invece è che questo sistema si trova in una pianta, un essere cioè senza un cervello od una struttura similare, e che è certamente inconsapevole. La pianta non se ne accorge nemmeno che sta cacciando. Anch’essa è stata creata con un sistema che le permette di nutrirsi, senza alcun sforzo, proprio come succede per tutte le altre piante.
 
 

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(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

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(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

(Estratto dell’intervista al Sig. Adnan Oktar, CayTVMarasAksu del 10 dicembre 2009 )

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Estratto dall’intervista Dem Tv e Tempo Tv di Adnan Oktar il 18 dicembre 2009

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(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

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Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010